Riflessioni in ordine sparso sulla fotografia.

Un viaggio tra arte, fotografia e vita.

La fotografia senza specchi – Parte II

Foto scattata con una mirrorless Fuji X-Pro1 - Pisa 2012 - @ Alessandro Mallamaci

Foto scattata con una mirrorless Fuji X-Pro1 – Pisa 2012 – @ Alessandro Mallamaci

Nel precedente post mi sono lasciato andare a considerazioni di tipo tecnico, non me ne vogliate. In questo secondo post dedicato alle mirrorless vorrei tornare a parlare di fotografia. La questione che reputo davvero interessante riguarda il cambiamento che queste nuove macchine porteranno nelle abitudini dei fotografi. Per capire a cosa sto riferendomi occorre fare qualche passo indietro.

Pensiamo al banco ottico e al “nostro” maestro Ansel Adams. Egli aveva a disposizione un solo scatto. Arrivava in un luogo, montava un treppiede con sopra una camera pesantissima, misurava la quantità di luce nei vari punti della scena e sceglieva l’esposizione in funzione del risultato che aveva in mente, immaginando anche come avrebbe condotto le fasi di sviluppo e stampa (il solito concetto della “visualizzazione” insomma).

Con l’introduzione di macchine a telemetro come le Leica, si poteva lavorare più velocemente e si avevano a disposizione dei rullini, non più un solo scatto per volta. Con le reflex si vedeva in maniera esatta ciò che si stava per scattare. Con le reflex digitali si ha oggi la possibilità di controllare lo scatto appena eseguito*. Con una mirrorless si vede già la foto prima ancora di scattarla!

Questo ulteriore avanzamento tecnologico cambia in maniera sostanziale il modo in cui il nostro cervello lavora dietro la fotocamera. Mentre con le reflex il fotografo vede la realtà attraverso il mirino e, con l’ausilio dell’esposimetro e della propria esperienza, visualizza il risultato – che è inevitabilmente un’interpretazione e una selezione di ciò che si trova di fronte – con una mirrorless il fotografo non deve fare più questo sforzo: la camera mostra fin da subito un’immagine simile alla fotografia finale, prima ancora del clic!

Credo che la sostanza non cambierà e i fotografi più bravi rimarranno sempre coloro che riusciranno a visualizzare un risultato anche senza guardare attraverso un mirino, tuttavia non si può ignorare il modo in cui il progresso modifica le nostre abitudini.

*In verità con le reflex digitali sono scomparsi i diaframmi e i tempi… o meglio ci sono ancora ma sono nascosti e confusi. Con le vecchie reflex la ghiera dei diaframmi era sull’obiettivo, a portata di mano, la sinistra per l’esattezza, mentre era possibile controllare la ghiera dei tempi con la destra. La scala di tempi, diaframmi e ISO era composta di un terzo dei valori attuali ed era più semplice spiegare che un “clic” sulla ghiera dei diaframmi corrispondeva ad un “clic” sulla ghiera dei tempi. La scala dei diaframmi era ben visibile sull’obiettivo, oggi i fotoamatori fanno fatica a ricordarla. Per finire non si potevano cambiare gli ISO ad ogni foto (a meno di non cambiare pellicola continuamente). Tutto questo per affermare che fino a qualche anno fa le informazioni da ricordare erano di meno ed erano alla portata di tutti. Oggi i numeri sono triplicati e le possibilità sono aumentate ma a discapito della comprensione da parte degli utenti. C’è una maggiore distanza tra gli utenti e gli strumenti di controllo di base della tecnica fotografica. Tutto in linea con lo slogan “You press the button, we do the rest”.


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La fotografia senza specchi – Parte I

Domenica scorsa sono andato a Catania per seguire il Fuji Tour e provare la nuova X100s. Si tratta di una mirrorless, una fotocamera priva del sistema di specchi che è rimasta praticamente l’unica parte meccanica e ottica nelle moderne macchine fotografiche.

Già prima dell’introduzione di queste mirrorless di ultima generazione sostenevo che i tempi erano maturi per poter usare delle macchine compatte e leggere ma con prestazioni “da reflex”. Per altro tutte le moderne DSLR offrono la possibilità di scattare non esclusivamente attraverso il mirino ottico, ma anche attraverso il visore LCD. Perché non eliminare lo specchio e passare ad un mirino esclusivamente elettronico dunque?

I puristi affermano che la visione attraverso il mirino elettronico non offra le stesse sensazioni di quello ottico e che l’elettronica sia “fredda”. Io sono convinto del fatto che chiunque potrebbe abituarsi al mirino elettronico dopo una sola giornata di lavoro con una Fuji X-Pro1, ad esempio. Il problema di questa camera è nella messa a fuoco e nei tempi di risposta, che sono decisamente lenti rispetto a quelli di una reflex. Tuttavia con la nuova X100s, Fuji ha risolto tutti questi problemi e, appena uscirà sul mercato, la X-Pro2 sarà una macchina imperdibile.

Sono convinto del fatto che molti fotografi e fotoamatori non saranno d’accordo con me. Tutti coloro che amano i corpi macchina grandi e che usano il 24-70 in accoppiata col 70-200 disdegneranno la compattezza di questi gioielli. Chi come me invece adora le macchine che si possono impugnare con tre dita, non avrà dubbi sulla bontà di questi nuovi corpi. Ok, lo ammetto, sono un feticista: provo un’attrazione di tipo sessuale nei confronti dei corpi più compatti e discreti. Ma lo stesso si può dire di quei fotografi che anche su reflex entry level montano battery pack, a mio avviso inutili, per avere una sensazione di maggiore potenza e poter ostentare le notevoli dimensioni del proprio attrezzo (ops, scusatemi).

A onor del vero occorre dire che esistono diversi competitor di Fuji che stanno facendo un ottimo lavoro come Olympus, Sony e Pentax ma anche Panasonic e Samsung a modo loro. Non condivido invece le scelte di Canon e Nikon che hanno introdotto quasi esclusivamente dei giocattoli, per altro molto costosi, privi di appeal per un fotografo. Alcune di queste macchine al clic del fotografo scattano decine di foto, selezionandone in automatico le migliori e proponendo la scelta definitiva al fotografo. Dov’è finito l’instant décisif?

La scelta del marchio è chiaramente una questione di gusti ed esigenze personali ma tornando al confronto “reflex vs mirrorless”, vi invito a provare ad ascoltare il (non) rumore dello scatto delle mirrorless e a considerare che Fuji ha eliminato un filtro e aumentato la casualità della distribuzione dei colori sul sensore!

Scusatemi ma talvolta si palesa il nerd che è in me…  :)

mallamaci_fuji


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Marco se n’è andato… ma ritorna presto!

Marco_Olivotto_CCC_Reggio_Calabria

Un altro CCC è passato… ho voglia di citare il brano con cui la Pausini ha vinto il festival di Sanremo nel 1993 anche se non credo che il nostro super docente ne sarà lusingato :)

Ancora grazie a Marco Olivotto! Questa volta si è parlato, tra l’altro, di CMYK e conversione di immagini per la stampa offset, bianco e nero e del “Picture Postcard Workflow” (PPW) di Dan Margulis, di cui lo stesso Margulis parla nel libro “Modern Color Workflow” uscito proprio di recente.

Devo ammettere che non amo particolarmente filtri e plug-in. Ho sempre l’impressione che sia facile ottenere risultati “belli” usando strumenti simili ma che al tempo stesso non si abbia sufficiente controllo o che sia evidente la tecnica utilizzata (e quindi venga meno la personalità del fotografo).

Con Marco però è sempre tutto diverso. Il PPW è utile perché è un flusso di lavoro che consente di ritoccare velocemente e con successo grosse quantità di immagini. A parte questo, ciò che reputo davvero interessante dell’approccio di Marco alla post produzione, come ho già detto e forse anche scritto in passato, è il suo approccio “aperto”. Lui non offre regole sicure ma propone delle soluzioni a problemi specifici ed educa al ragionamento. Fa capire che operazioni compie, in quale caso e per quale motivo. L’approccio è sempre ragionato e anche approfondito. Prima di usare il pannello ci ha praticamente messo in condizione di farne a meno per poi sfruttarne appieno le potenzialità. Marco cioè ha spiegato come fare manualmente ciascuna delle operazioni che poi abbiamo ritrovato nel PPW. Grazie a questo approccio i suoi studenti non si troveranno a cliccare in maniera casuale su vari pulsanti ma avranno piena coscienza delle operazioni compiute che comunque saranno funzionali al risultato visualizzato. Un suggerimento di Marco, per altro, è stato quello di sfruttare solo le parti del workflow che riteniamo interessanti e che possano tornarci utili all’interno del nostro personale flusso di lavoro o che siano funzionali al nostro gusto e al nostro stile. Insomma grande intelligenza e grande capacità didattica. Ancora grazie Marco e a presto :)

Leggi anche Roadmap #21 Reggio Calabria I + II


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L’ossessione di D’Agata – Vita e opere di un fotografo al limite

© Antoine D'Agata - Magnum Photos

© Antoine D’Agata – Magnum Photos

“Dès que j’ai commencé à photographier, mes images se sont imposées à moi comme un journal intime.
Ma pratique photographique est indissociablement liée à mes expériences. Je ne peux imaginer faire autrement. Je photographie ce que je vis pendant que je le vis. Je ne peux photographier si je ne suis pas acteur à part entière des situations dans lesquelles je m’immisce ou que je provoque.” A. D’Agata

Il Circolo Culturale HP in collaborazione con Nonsense e Servizifotografici.net organizza un incontro interamente dedicato all’opera del fotografo marsigliese membro della prestigiosa agenzia Magnum Photos. La serata sarà a cura del fotografo Alessandro Mallamaci.

Durante la serata verrà proiettata una parte del documentario “The Cambodian Room – Situations with Antoine D’agata” e sarà possibile sfogliare i libri, ormai fuori edizione, “Situations” e “Vortex”.

Venerdì 5 aprile – ore 20.00
Circolo 79
Via del Torrione, 45 – Reggio Calabria

Costo di partecipazione:
10 euro ingresso + aperitivo (a partire dalle 20.00)
1 euro solo ingresso (ore 21.00)


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