L’UOMO CHE SI È FATTO DIO

L'uomo che si è fatto dio

Il redentore – Maratea – © Alessandro Mallamaci

Oggi voglio raccontarvi una storia. La storia di un uomo che si è fatto dio. Certo l’ascesa non è iniziata proprio dal basso: già prima di diventare dio era un conte, il conte Stefano Rivetti di Val Cervo. Una persona generosa, scesa dal civile nord per portare benessere alle arretrate popolazioni meridionali. Si è trasferito a Maratea, nella torre di un castello, facendo rivivere alla popolazione locale gli splendori dell’epoca dei feudi. Sfruttando i finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno è riuscito a creare una splendida azienda, la R1, che purtroppo oggi si è trasformata in una cattedrale nel deserto. Ha anche creato un night ma ahinoi anch’esso oggi è completamente distrutto. Ha donato alla comunità la famosa statua del redentore, la seconda per dimensione nel mondo, ancora oggi meta di pellegrini. Peccato che sia stata realizzata a sua immagine e somiglianza.

In compenso ha fatto costruire anche Piazza del Gesù (!) che assieme al Grand Hotel Santa Venere (unica struttura ancora funzionante fra quelle da lui create) si trovano, pensate un po’, su Via Conte Stefano Rivetti di Val Cervo. Dal momento che stiamo parlando di un benefattore mi sembra scontato che qualcuno abbia pensato di dedicargli una via!

Un’altra azienda, la Pamafi, al confine tra Basilicata e Calabria, nata coi finanziamenti pubblici è stata poi rivenduta alla Regione dopo il fallimento.

In Calabria, a Praia a mare ha creato la Lini e Lane, altra cattedrale, e la R2, poi divenuta Marlane (acronimo di Marzotto Lane) in cui hanno perso la vita oltre 100 persone a causa delle pessime condizioni di lavoro a cui erano sottoposte. Qualcuno racconta di freni all’amianto, i cui resti venivano puliti col compressore. Qualcun altro racconta di un unico ambiente di lavoro e dell’assenza di dispositivi di protezione, anche per chi si occupava della coloritura dei tessuti e quindi usava prodotti chimici e cancerogeni. E poi si dice che quasi ogni settimana venissero seppelliti i rifiuti tossici nell’area antistante la Marlane, che confina con la via marina di Praia, proprio di fronte alla splendida isola di Dino. Si racconta inoltre di operai costretti a firmare le dimissioni in punto di morte e minacce o promesse di assunzioni ai familiari in cambio del silenzio. Oggi ci rimane il cosiddetto “Palazzo delle Vedove”, abitato solo da mogli di operai defunti ed un processo, più volte rinviato per questioni burocratiche, tra i cui difensori compare Ghedini.

Lui, il nostro conte, per tutta risposta si è fatto seppellire in una grotta proprio sul monte San Biagio, sotto il redentore. Ed è sempre lì. Se provi ad alzare la testa da qualsiasi punto di Maratea, a qualsiasi ora del giorno e della notte, lo vedrai mentre finge di abbracciare una città a cui ha di fatto voltato le spalle.

Dal 13 aprile 2012 presso la galleria Monogramma in via Margutta n. 57 a Roma sarà possibile visitare una collettiva che comprende anche 5 scatti tratti dal progetto “L’UOMO CHE SI È FATTO DIO”.

Per sapere di più: “Marlane: la fabbrica dei veleni – storia e storie avvelenate” di Francesco Cirillo, Luigi Pacchiano, interviste di Giulia Zanfino, edizioni Coessenza, 2011.

© Alessandro Mallamaci