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La fotografia perfetta

La foto perfetta Alessandro Mallamaci

Avete mai visto quei chioschi che consentono ai passanti di stampare autonomamente le proprie foto da smartphone o schede di memoria? Quando viene sostituito il rotolo di carta con uno nuovo, la macchina taglia alcuni pezzi di carta, che sono come delle fotografie in formato 10×15 cm ma tutte bianche. Mi è capitato di prendere in mano uno di questi ritagli di carta e ammirarne la perfezione: ciascuna di quelle 5 “fotografie” era priva di errori, perfetta.

È un po’ come quando il fotografo si concentra sulla perfezione tecnica: riesce a produrre immagini impeccabili, che spesso risultano vuote, proprio come una stampa interamente priva d’inchiostro: è pulita ma senza alcun contenuto. Al contrario l’errore è sempre stato un elemento fondamentale per un certo tipo di fotografia, per la sua capacità di renderla unica. Penso ad autori come Antoine D’Agata o Michael Ackerman, ma anche a Paolo Roversi o Sarah Moon. Se volete approfondire vi consiglio la lettura del libro di C. Chéroux “L’errore fotografico. Una breve storia”. Mettiamo però da parte la mia passione per l’errore fotografico e proviamo a proseguire lungo questo percorso.

Capita spesso di vedere fotografie o interi progetti senza contenuto, esercizi di stile realizzati alla perfezione. Il fotografo spesso si trasforma in uno scolaro che svolge bene i propri compiti ma senza alcuna passione.
Probabilmente il modo per evitare di correre questo rischio è decidere di non scattare fotografie di soggetti e situazioni verso i quali non si nutra un sincero interesse. Al contrario la cosa migliore da fare, probabilmente, è seguire le proprie ossessioni. Quando si inizia a fotografare può aver senso fotografare gattini, macro di fiori, modelle in sala posa, ecc. Tutte queste attività sono utilissime perché funzionali all’acquisizione della tecnica. E la tecnica è necessaria per riuscire a esprimerci al meglio. In seguito è di certo più proficuo dedicarsi a qualcosa che davvero ci interessi (a meno che non si abbia voglia di fermarsi al puro piacere dello scatto che è comunque una scelta comprensibile).

Tuttavia penso che solo se l’argomento interessa realmente al fotografo, se lui ne è ossessionato, riuscirà a suscitare l’interesse di altre persone (d’altro canto se non interessa a lui, perché mai dovrebbe coinvolgere qualcun altro). L’interesse di un pubblico però non dovrà essere la principale preoccupazione del fotografo: probabilmente il punctum dovrebbe essere l’onestà nei confronti di sé stessi, che porterà alla produzione di immagini e racconti onesti e – di conseguenza – interessanti.

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