Vieni con me a sederti

Vieni a sederti con me, Lidia, in riva al fiume.
Quietamente fissiamone e impariamo
che la vita passa, e noi non intrecciamo le mani.

Poi pensiamo, bambini adulti, che la vita
passa e non resta, nulla lascia e mai ritorna,
se ne va a un mare molto lontano, vicino al Fato,
più lontano degli dei.

Lasciamoci la mano, perché non vale la pena stancarci.
Sia che godiamo o non godiamo, passiamo come un fiume.
Meglio saper passare silenziosamente
e senza grandi inquietudini.

Senza amori, né odio, o passioni che alzano la voce,
né invidie che fanno muovere troppo gli occhi,
né angosce, ché sempre correrebbe il fiume se ne avesse,
e nel mare sfocerebbe.

Amiamoci tranquillamente, pensando che potremmo,
se lo vogliamo, scambiarci baci e abbracci e carezze,
ma che vale di più stare seduti l’uno accanto all’atra
ad ascoltare il fiume e a vederlo correre.

Raccogliamo fiori, prendili tu e lasciali
sul collo, e che il loro profumo addolcisca il momento –
questo momento in cui serenamente non crediamo a niente
pagani innocenti della decadenza.

Almeno se sarò ombra per primo, ti ricorderai poi di me
senza che il mio ricordo ti bruci o ti ferisca o ti scuota,
perché mai ci prendemmo per mano, né ci baciammo
né altro fummo che bambini.

E se per prima pagherai l’obolo al barcaiolo ombroso,
io non soffrirò affatto nel ricordo di te.
Sarai dolce al mio ricordo nel pensarti così, in riva al fiume,
pagana triste e con i fiori in grembo.

Fernando Pessoa


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