
Un’altra questione che mi preoccupa è per certi versi meno importante ma credo sia altrettanto emblematica. Mi sto riferendo all’ignoranza diffusa in termini di comunicazione visiva e alla mancanza di gusto… e a volte anche di buon senso.
Da fotografo non posso non guardare le centinaia di facce incollate in giro per la mia città. Bisognerebbe produrre una mostra con tutti i manifesti in circolazione! La potremmo chiamare “Errori in comunicazione visiva e gusto per l’orrido”.
In molti optano per la foto “casuale”, cioè una foto che già avevano in casa. Magari l’hanno riquadrata, eliminando la moglie o le figlie per poi usarla per i loro scopi. Immagino già la scena: il candidato entra in tipografia (non in un’agenzia di pubblicità ovviamente) e dice al tipografo “devo fare il manifesto” (non una campagna pubblicitaria) e il tipografo risponde “ci serve una foto, c’è un fotografo che ha uno studio proprio qui vicino” (ammesso che non si proponga di scattarla lui stesso). A quel punto il candidato, temendo un aumento dei costi della sua campagna, corre a casa a recuperare la foto del compleanno della figlia chiedendo poi al tipografo di “prenderne solo un pezzetto”. Il tipografo fa quel che può lasciando lo sfondo originale in alcuni casi, oppure scontornando la foto e mettendo una bella sfumatura di sfondo (magari da bianco a ciano) in altri.
Abbastanza diffuse sono le foto con la città sullo sfondo. Niente di sbagliato in sé, anzi un ottimo messaggio, non fosse per il fatto che è abusato. Quanti scatti abbiamo visto prodotti sul lungomare! Durante queste giornate primaverili è possibile incontrare un politico che sta “facendo la foto” e dieci metri più in là una coppia di sposi in cerca di un angolo romantico. Terribile.
Per non parlare degli scatti posati: alcuni candidati sembrano aver avuto un’illuminazione divina, sguardo assorto e rivolto verso l’angolo in alto a destra del manifesto, mentre magari il simbolo del partito è in alto a sinistra… esattamente dalla parte opposta! Altri accennano sorrisi palesemente finti. Incapaci di un’ottima resa di fronte all’obiettivo (è una dote naturale o il frutto di anni di lavoro) non si rendono conto che per ottenere un buon risultato occorrono anche delle ore per la realizzazione dello scatto “giusto”, senza contare che poi la foto deve essere post-prodotta. Altri ancora al sorriso aggiungono le braccia conserte… una posa di un’incoerenza e “non verosimiglianza” uniche. Come se la posa del corpo non contribuisse a comunicare l’immagine del candidato.
Poi il mento appoggiato alle mani con una posa da far invidia al “pensatore” di Rodin. Sia chiaro l’idea in sé, anche se tutt’altro che originale, può funzionare. Tutto dipende da come la si realizza e da quanto il soggetto fotografato riesca ad essere convincente e soprattutto elegante!
Procediamo con i prodotti chiaramente “Hand made” ma nell’accezione peggiore possibile. Mi riferisco ai candidati che si fanno scattare la foto dal nipote e poi da soli o facendosi aiutare ancora dal nipote, la scontornano (male), scaricano il logo da un sito internet e preparano il file per la tipografia (magari a 72 d.p.i. cioè ad una risoluzione non adatta alla stampa). Il risultato è esilarante!
Si potrebbe andare avanti per ore scrivendo dei bagliori luminosi alle spalle dei candidati, delle tante sfumature tremende usate come sfondo, dei candidati dallo sguardo triste (che tenerezza che fanno) e così via. Ma forse è tutto inutile. Certo la capacità di vendersi al meglio non è certo sinonimo di onestà (spesso vale la regola contraria) o di capacità politiche e gestionali. Tuttavia in un mondo ideale l’elettore dovrebbe votare un uomo (o una donna) anche in base al suo modo di presentarsi, alla qualità e originalità della sua campagna elettorale, al fatto che sia in grado di comunicare col proprio elettorato, che abbia un sito web sul quale pubblica il proprio programma e che abbia una cultura sufficiente in ambito di comunicazione. Io non me la sento di farmi rappresentare da una persona che vorrebbe fare il politico ma non ha nessuna idea di come si comunica (è una contraddizione in termini) o che non intende creare uno staff di specialisti perché ha la presunzione di essere in grado di fare tutto da sé.
L’approssimazione regna sovrana ma io sono stufo.