Riflessioni in ordine sparso sulla fotografia

Un viaggio tra arte, fotografia e vita

Italiano vota Antonio La Trippa, vota la trippa!4 min read

TotòPeriodo elettorale. La mia città è invasa da santini, manifesti, fac-simile, ecc. Varrebbe la pena ragionare in primo luogo in merito alla questione legata alle affissioni abusive. Il paradosso che si crea ad ogni elezione è la violazione sistematica delle regole da parte di coloro (non tutti per fortuna) che si candidano a ruoli di amministrazione del bene pubblico. Non si tratta di una “cosa da nulla” ma forse siamo talmente abituati a questa invasione e al non rispetto delle regole generalizzato e praticato in prima linea dai nostri rappresentanti istituzionali, da non farci più caso. A tal proposito rimando molto volentieri all’iniziativa “Tu sporchi, io non ti voto” (http://www.bmagazine.info/it/notizie/politica/217-partecipa-a-tu-sporchi-io-non-ti-voto e http://www.youtube.com/watch?v=aFDICOAQ3NU).

Un’altra questione che mi preoccupa è per certi versi meno importante ma credo sia altrettanto emblematica. Mi sto riferendo all’ignoranza diffusa in termini di comunicazione visiva e alla mancanza di gusto… e a volte anche di buon senso.

Da fotografo non posso non guardare le centinaia di facce incollate in giro per la mia città. Bisognerebbe produrre una mostra con tutti i manifesti in circolazione! La potremmo chiamare “Errori in comunicazione visiva e gusto per l’orrido”.

In molti optano per la foto “casuale”, cioè una foto che già avevano in casa. Magari l’hanno riquadrata, eliminando la moglie o le figlie per poi usarla per i loro scopi. Immagino già la scena: il candidato entra in tipografia (non in un’agenzia di pubblicità ovviamente) e dice al tipografo “devo fare il manifesto” (non una campagna pubblicitaria) e il tipografo risponde “ci serve una foto, c’è un fotografo che ha uno studio proprio qui vicino” (ammesso che non si proponga di scattarla lui stesso). A quel punto il candidato, temendo un aumento dei costi della sua campagna, corre a casa a recuperare la foto del compleanno della figlia chiedendo poi al tipografo di “prenderne solo un pezzetto”. Il tipografo fa quel che può lasciando lo sfondo originale in alcuni casi, oppure scontornando la foto e mettendo una bella sfumatura di sfondo (magari da bianco a ciano) in altri.

Abbastanza diffuse sono le foto con la città sullo sfondo. Niente di sbagliato in sé, anzi un ottimo messaggio, non fosse per il fatto che è abusato. Quanti scatti abbiamo visto prodotti sul lungomare! Durante queste giornate primaverili è possibile incontrare un politico che sta “facendo la foto” e dieci metri più in là una coppia di sposi in cerca di un angolo romantico. Terribile.

Per non parlare degli scatti posati: alcuni candidati sembrano aver avuto un’illuminazione divina, sguardo assorto e rivolto verso l’angolo in alto a destra del manifesto, mentre magari il simbolo del partito è in alto a sinistra… esattamente dalla parte opposta! Altri accennano sorrisi palesemente finti. Incapaci di un’ottima resa di fronte all’obiettivo (è una dote naturale o il frutto di anni di lavoro) non si rendono conto che per ottenere un buon risultato occorrono anche delle ore per la realizzazione dello scatto “giusto”, senza contare che poi la foto deve essere post-prodotta. Altri ancora al sorriso aggiungono le braccia conserte… una posa di un’incoerenza e “non verosimiglianza” uniche. Come se la posa del corpo non contribuisse a comunicare l’immagine del candidato.

Poi il mento appoggiato alle mani con una posa da far invidia al “pensatore” di Rodin. Sia chiaro l’idea in sé, anche se tutt’altro che originale, può funzionare. Tutto dipende da come la si realizza e da quanto il soggetto fotografato riesca ad essere convincente e soprattutto elegante!

Procediamo con i prodotti chiaramente “Hand made” ma nell’accezione peggiore possibile. Mi riferisco ai candidati che si fanno scattare la foto dal nipote e poi da soli o facendosi aiutare ancora dal nipote, la scontornano (male), scaricano il logo da un sito internet e preparano il file per la tipografia (magari a 72 d.p.i. cioè ad una risoluzione non adatta alla stampa). Il risultato è esilarante!

Si potrebbe andare avanti per ore scrivendo dei bagliori luminosi alle spalle dei candidati, delle tante sfumature tremende usate come sfondo, dei candidati dallo sguardo triste (che tenerezza che fanno) e così via. Ma forse è tutto inutile. Certo la capacità di vendersi al meglio non è certo sinonimo di onestà (spesso vale la regola contraria) o di capacità politiche e gestionali. Tuttavia in un mondo ideale l’elettore dovrebbe votare un uomo (o una donna) anche in base al suo modo di presentarsi, alla qualità e originalità della sua campagna elettorale, al fatto che sia in grado di comunicare col proprio elettorato, che abbia un sito web sul quale pubblica il proprio programma e che abbia una cultura sufficiente in ambito di comunicazione. Io non me la sento di farmi rappresentare da una persona che vorrebbe fare il politico ma non ha nessuna idea di come si comunica (è una contraddizione in termini) o che non intende creare uno staff di specialisti perché ha la presunzione di essere in grado di fare tutto da sé.

L’approssimazione regna sovrana ma io sono stufo.


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Commenti

5 pensieri su “Italiano vota Antonio La Trippa, vota la trippa!

  1. >Caro Alex, lo sai che non posso fare a meno di dire la mia…da buon provocatore! Condivido pienamente quato scritto e si potrebbe andare anche oltre, anche in termini di lettura interpretativa di questo fenomeno elettoralistico. Fare certe tue considerazioni va benissimo ma come diceva qualcuno "non c'è cosa più inutile che parlare all'orecchio dello stolto"ma è anche giusto dire la propria.
    Non sei il solo ad essere stufo, ed essendo più "vecchio di te" considera il mio livello di sopportazione di certe cazzate e di quante ne ho viste nel tempo, tu fai bene ad affermare certe cose non basta solo criticare ma anche dimostrare di saper fare ..e tu lo fai.
    Come vedi non critico sempre in senso negativo e per questo mi consideri insopportabile!! Condivido ed apprezzo quando si dicono o i fanno cose sensate, e comunque una piccola critica la devo fare: " Produrre una mostra di questi/e…..Ma non provi già un senso di nausea a vederli appiccicati al muro in modo ignobile!!!
    Io sarei più per un'estumulazione!!!! ciao

  2. >Manca la firma 8).

    Il problema è creare coscienza! Sia lavorando al meglio delle nostre possibilità per produrre lavori di discreta qualità, sia "insultando" lo schifo che si vede in giro. E' legittimo che uno che nella vita fa il medico, l'operaio o il commesso non abbia un bagaglio in termini di comunicazione. Tuttavia chi si propone in qualità di rappresentante del popolo non può ignorare le regole e non può dimostrarsi ignorante in alcuni ambiti che sono decisamente importanti. L'ignoranza in sé non è nociva. Il problema sono l'approssimazione, il qualunquismo, la presunzione. Il problema è la convinzione che per rappresentare degnamente l'elettorato non sia necessario un buon bagaglio culturale. E se la gente comune cominciasse a comprendere che un certo atteggiamento del candidato nei confronti della propria comunicazione potrebbe rispecchiarsi anche nella gestione della cosa pubblica, se la gente iniziasse a porsi criticamente anche nei confronti del santino e del manifesto di turno, allora forse qualcosa cambierebbe. Non esiste il bello in senso assoluto, ma la possibilità di fare confronti è alla portata di tutti, ancora di più in una nazione come l'Italia. Avete qualche dubbio sul gusto estetico di una pubblicità? Pensate a Canova, pensate a Caravaggio, a Michelangelo, a Leonardo e la risposta arriverà da sé.

  3. >Ritengo cha anche chi non possieda strumenti di interpretazione di tecniche di comunicazione sia in grado di percepire certe brutture. I canali di comunicazione di massa, poi, ci hanno talmente abituato all’ assenza di “brutture” che ne siamo inconsciamente condizionati nelle scelte quotidiane. Su questo tema si potrebbe aprire un ulteriore dibattito, quindi ritorno ai santini.
    Il problema è che il voto non sempre è conseguenza di una comunicazione veicolata in maniera efficace, ma di un meccanismo basato sul tradizionale “do ut des” ed il grosso della campagna si gioca, quindi, su altri piani. L’incongruenza comunicativa che, in questa fase, viene vista con superficialità, si ripresenta in maniera lampante in quella successiva, quella in cui il politico deve confrontarsi con uomini e cose privo di strumenti. Brutto ritratto non significa necessariamente assenza di contenuti e capacità ma indica, senz’altro, attenzione verso l’elettore e cura dei dettagli nell’agire. Io mi soffermerei anche sugli slogan che accompagnano le immagini. Fuori Reggio mi è capitato di leggere “Farò quel che posso”, “Io ci provo anche se è difficile” frasi che, di certo, non comunicano un approccio consapevole e propositivo alla gestione della cosa pubblica. Questa generale approssimazione di immagini e di idee è conseguenza della mancanza di una riflessione, di un progetto, di un modello da seguire e il modello non si improvvisa. E poi, perché non ricercare la Bellezza in ogni ambito della vita?

    Angela

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