Riflessioni in ordine sparso sulla fotografia

Un viaggio tra arte, fotografia e vita

Santa esposizione a destra!

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Devo ringraziare gli amici dell’associazione Sezione Aurea di Lamezia Terme (CZ) per avermi dato la possibilità di conoscere Marianna Santoni ieri sera. Marianna è una persona strepitosa, oltre a vantare un curriculum da paura, porta con sé un carico di simpatia e umanità incredibili.

Il tema dell’incontro era relativo al controllo del rumore in fase di scatto. Tutta la platea è rimasta sbigottita quando lei ha dimostrato che fosse meglio sovraesporre uno scatto – a volte anche di diversi stop – per poi avere un file finale privo di rumore anche ad alti ISO.
Schiarire una foto in fase di post-produzione infatti Continua a leggere

“I never bracket”… BOOOOOM!

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E così, finalmente, vedo dal vivo le stampe di questo maestro immenso che è Ansel Adams. Scopro una sua “passione giovanile” per il pittorialismo ma non rimango sorpreso dalle sue fotografie. Sono esattamente come me le aspettavo.
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Fotografia di paesaggio e fotografi “paesaggisti”, tecnica e post produzione.

© Alessandro Mallamaci - Foto tratta dal progetto "L'uomo che si è fatto dio"

Il paesaggio è parte integrante della narrazione fotografica. Non ritengo sia appannaggio solo di chi vi si dedica in maniera esclusiva. Personalmente sono convinto del fatto che esistano differenti linguaggi, tutti leciti. Oggi però sembra che l’unica forma del paesaggio sia quella della foto “naturalistica” e della foto ipertecnica col diaframma giusto, il tempo giusto, la focale giusta… Continua a leggere

Post produzione e visualizzazione

Ma è giusto usare Photoshop per ritoccare le foto?

In alcuni dei post precedenti ho fatto riferimento al concetto di visualizzazione, da me scoperto per la prima volta su un libro di Ansel Adams. Questo grande fotografo aveva una consocenza impeccabile di tutte le caratteristiche delle varie pellicole in commercio, delle carte, ecc, nonché dei processi di sviluppo e stampa. Prima di scattare una foto visualizzava il risultato finale, cioé la foto stampata. Egli sceglieva l’esposizione immaginando che tipo di sviluppo e stampa avrebbe effettuato in seguito allo scatto. A volte “sbagliava” l’esposizione (con coscienza) immaginando già la correzione da apportare nelle fasi successive.

Se si parte da questo presupposto Continua a leggere