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L’importanza della caduta e il cervello del bambino

Credo di aver commesso un migliaio di errori con lui: la prima volta si è completamente impreparati. Si studia, si leggono libri, ma la vita è composta da esperienze e la teoria… bisogna imparare a praticarla giorno dopo giorno. Sono sicuro che molti genitori condividano con me la coscienza della responsabilità nei confronti di una persona che, istante dopo istante, cresce e forma la propria personalità, oltre al desiderio di mettere in discussione le proprie idee e convinzioni, spesso errate, per crescere assieme al nuovo arrivato o alla nuova arrivata.

© Alessandro Mallamaci

Su una cosa penso di non aver sbagliato, o almeno me lo auguro. Fin dalla prima caduta la mia compagna e io abbiamo cercato di non mostrarci spaventati (tranne in un paio di occasioni in cui non siamo riusciti a farne a meno, come potrai immaginare). Abbiamo desiderato fortemente trasmettergli l’idea che le cadute sono fisiologiche, oltre che necessarie per imparare a camminare. Sto dicendo una banalità per alcuni ma nei tanti anni trascorsi a insegnare mi è successo decine di volte di trovarmi di fronte a persone adulte impaurite dalla vita. Immobili di fronte alla possibilità, spesso remota, di fallire.

Comprendere che la caduta è parte del percorso e che per arrivare a raggiungere i propri obiettivi, le cadute sono, per forza di cose, in numero maggiore rispetto ai traguardi, è fondamentale.

Al tempo stesso però è anche importante imparare a rialzarsi da soli, a mio avviso. Gli ho dato una mano in qualche occasione è ovvio, ma cercando di non sostituirmi mai a lui (quando ho fatto leggere la bozza di questo articolo a un amico neuropsichiatra infantile lui ha voluto sottolineare l’importanza dell’aiuto dei genitori, come a sottolineare che, come in ogni altro ambito, serva il giusto equilibrio).

L’ultimo pensiero riguarda la vita, più in generale. Sto imparando a capire, ogni giorno di più, che la vita ha una bellezza immensa e imperfetta allo stesso tempo. Non è possibile evitare di sbagliare, quindi tanto vale mettersi in gioco e imparare dai propri errori. E non mi riferisco solo a bambini e adolescenti: chi desidera davvero migliorarsi, non smetterà mai di farlo, con la consapevolezza che ogni piccolo sbaglio rappresenterà un’occasione. È proprio nell’imperfezione e nell’errore che vive la bellezza, no? E in fondo anche in fotografia è così: quanta noia c’è in una foto composta in maniera impeccabile ma che non ti racconta nulla di nuovo o insolito e piuttosto conferma ciò che già conosci?

Ti lascio con una frase di Michael Jordan a cui sono molto legato: “ho sbagliato più di 9000 tiri nella mia carriera, ho perso quasi 300 partite. 26 volte mi è stato affidato il tiro decisivo della partita e l’ho sbagliato. Ho fallito ripetutamente nella mia vita. E questo è il motivo per cui ho raggiunto il successo.

Se anche voi vi siete imbarcati da poco in questa nuova avventura, vi consiglio due libri (più uno) che, dopo una ricerca lunga e faticosa, ho trovato molto utili:

Leggi anche Il viaggio più lungo del comandante sul mio blog.

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