Site icon Riflessioni in ordine sparso sulla fotografia

Desaturazione parziale ed effetto acquerello

foto matrimonio reportage
© Alessandro Mallamaci

Come spiego ai ragazzi che frequentano i miei corsi di fotografia, desaturare parzialmente una foto ha senso solo se lo si fa con cognizione e per uno scopo preciso (ad esempio come ha fatto Spielberg nel film Schindler’s List). Se lo scopo invece è rendere interessante uno scatto banale credo che sarebbe più sensato cancellare la foto (e poi svuotare il cestino, e qui cito Antonio Manta).

Poi c’è qualche virtuoso che si supera e anziché lasciare a colori il soggetto, lo rende monocromatico, enfatizzando invece altri elementi (il fiore, l’automobile, ecc)!
Proprio di recente una cliente mi ha chiesto una stampa su tela con effetto acquerello e io mi sono rifiutato spiegandole che queste tecniche sono state usate troppo e male e che sono appannaggio di qualsiasi fotoamatore o “smanettone informatico”. Per altro l’applicazione dell’effetto acquerello è stata la prima cosa che ho fatto quando ho aperto Photoshop per la prima volta (avevo 16 anni).

Io credo che il fotografo debba prendere le distanze da determinati fenomeni con la sua professionalità, la qualità e la ricerca artistica continua. Non possiamo fermarci e non possiamo ignorare i maestri, che non vuol dire emularli ma conoscerli per avere maggiore coscienza. E quando parlo dei maestri mi riferisco anche a Truffaut o a Kubrick, mi riferisco a CARAVAGGIO!

La fotografia di matrimonio si deve nutrire delle altre arti e degli altri tipi di fotografia. Qualcuno ha detto che la foto di cerimonia è quella più complessa, bé sono d’accordo. Lo è perché racchiude in sè tutte le altre forme di fotografia. Durante un matrimonio io scatto foto di still life, ritratto, architettura, documentazione. Praticamente creo uno story telling ma senza possibilità di tornare sul posto e continuare il mio lavoro. Uno story telling con molti più vincoli, con minore libertà e meno tempo. Quindi un lavoro estremamente delicato e complesso. Però per farlo devo conoscere differenti linguaggi e le regole che stanno alla base delle diverse “fotografie”.

Avere un proprio stile è corretto, ma si può anche usare un linguaggio differente in base alla coppia e alla situazione, oppure ad un’idea creativa. Possiamo anche scattare un intero matrimonio solo coi fisheye se il tema che ci siamo dati è “Alice nel paese delle meraviglie” (se invece non c’è una motivazione valida credo sia preferibile evitare queste ottiche che deformano la realtà con risultati di dubbio gusto e soprattutto annullano quasi del tutto la possibilità espressiva dell’autore, appiattendo con la stessa impronta tutte le immagini prodotte).
In alternativa possiamo realizzare un matrimonio tutto in bianco e nero e io ne ho consegnati diversi. Possiamo fare quello che ci pare, purché siamo coerenti. Non ha senso, a mio avviso, fare la differenza per la quantità di ottiche, effetti o tipi di carta usati. La differenza la deve fare la foto. Anzi la differenza la deve fare il progetto fotografico che sta dietro a ciascun lavoro e che, possibilmente, dovrebbe essere diverso ogni volta. Non ci si riesce sempre ma, giusto per fare un esempio, io consegno 80, max 100 foto in genere. Se potessi ne consegnerei 30! Perché una selezione più alta porta ad un risultato generale decisamente migliore. Ebbene, nonostante questa mia idea, ad una coppia quest’anno abbiamo consegnato un lavoro con 300 foto. Non perché me l’avessero chiesto, bensì perché quel matrimonio, quel progetto, aveva bisogno di una narrazione costruita in maniera differente rispetto agli altri. Pensate che, sempre in questo album, piuttosto che miscelare bianco e nero e colore abbiamo fatto una lenta transizione dal bianco e nero fino al colore pieno. In questo modo chi guarda quest’album non se ne rende neanche conto ma arriva al momento della festa finale al colore, dopo aver assaporato tutta la preparazione in bianco e nero e la cerimonia con una saturazione sempre crescente.

Se avessi pensato che i clienti non avrebbero accettato i matrimoni in bianco e nero o idee insolite, avrei sbagliato. Tentar non nuoce e soprattutto è il fotografo a dover educare la gente. Dobbiamo diffondere la cultura fotografica che passa necessariamente attraverso Bresson, Capa, Demarchelier, Avedon, Penn, Horst, Lindberg, D’Agata, Mapplethorpe, Minkkinen, Pellegrin, Moon, Arbus, Goldin, Ackerman, ecc e ancora Fontana, Jodice, Basilico, Ferri, Roversi, Gastel, ecc e la cultura dell’arte in generale che passa dai maestri della pittura al cinema e, perché no, alla poesia e alla danza.

Questo è il mio pensiero e non è neanche tanto originale a dire il vero. SVEGLIA!

Vuoi seguire un workshop di fotografia di matrimonio e wedding reportage con me? Clicca qui!

Exit mobile version