Riflessioni in ordine sparso sulla fotografia

Un viaggio tra arte, fotografia e vita

Desaturazione parziale ed effetto acquerello4 min read

foto matrimonio reportage

© Alessandro Mallamaci

Come spiego ai ragazzi che frequentano i miei corsi di fotografia, desaturare parzialmente una foto ha senso solo se lo si fa con cognizione e per uno scopo preciso (ad esempio come ha fatto Spielberg nel film Schindler’s List). Se lo scopo invece è rendere interessante uno scatto banale credo che sarebbe più sensato cancellare la foto (e poi svuotare il cestino, e qui cito Antonio Manta).

Poi c’è qualche virtuoso che si supera e anziché lasciare a colori il soggetto, lo rende monocromatico, enfatizzando invece altri elementi (il fiore, l’automobile, ecc)!
Proprio di recente una cliente mi ha chiesto una stampa su tela con effetto acquerello e io mi sono rifiutato spiegandole che queste tecniche sono state usate troppo e male e che sono appannaggio di qualsiasi fotoamatore o “smanettone informatico”. Per altro l’applicazione dell’effetto acquerello è stata la prima cosa che ho fatto quando ho aperto Photoshop per la prima volta (avevo 16 anni).

Io credo che il fotografo debba prendere le distanze da determinati fenomeni con la sua professionalità, la qualità e la ricerca artistica continua. Non possiamo fermarci e non possiamo ignorare i maestri, che non vuol dire emularli ma conoscerli per avere maggiore coscienza. E quando parlo dei maestri mi riferisco anche a Truffaut o a Kubrick, mi riferisco a CARAVAGGIO!

La fotografia di matrimonio si deve nutrire delle altre arti e degli altri tipi di fotografia. Qualcuno ha detto che la foto di cerimonia è quella più complessa, bé sono d’accordo. Lo è perché racchiude in sè tutte le altre forme di fotografia. Durante un matrimonio io scatto foto di still life, ritratto, architettura, documentazione. Praticamente creo uno story telling ma senza possibilità di tornare sul posto e continuare il mio lavoro. Uno story telling con molti più vincoli, con minore libertà e meno tempo. Quindi un lavoro estremamente delicato e complesso. Però per farlo devo conoscere differenti linguaggi e le regole che stanno alla base delle diverse “fotografie”.

Avere un proprio stile è corretto, ma si può anche usare un linguaggio differente in base alla coppia e alla situazione, oppure ad un’idea creativa. Possiamo anche scattare un intero matrimonio solo coi fisheye se il tema che ci siamo dati è “Alice nel paese delle meraviglie” (se invece non c’è una motivazione valida credo sia preferibile evitare queste ottiche che deformano la realtà con risultati di dubbio gusto e soprattutto annullano quasi del tutto la possibilità espressiva dell’autore, appiattendo con la stessa impronta tutte le immagini prodotte).
In alternativa possiamo realizzare un matrimonio tutto in bianco e nero e io ne ho consegnati diversi. Possiamo fare quello che ci pare, purché siamo coerenti. Non ha senso, a mio avviso, fare la differenza per la quantità di ottiche, effetti o tipi di carta usati. La differenza la deve fare la foto. Anzi la differenza la deve fare il progetto fotografico che sta dietro a ciascun lavoro e che, possibilmente, dovrebbe essere diverso ogni volta. Non ci si riesce sempre ma, giusto per fare un esempio, io consegno 80, max 100 foto in genere. Se potessi ne consegnerei 30! Perché una selezione più alta porta ad un risultato generale decisamente migliore. Ebbene, nonostante questa mia idea, ad una coppia quest’anno abbiamo consegnato un lavoro con 300 foto. Non perché me l’avessero chiesto, bensì perché quel matrimonio, quel progetto, aveva bisogno di una narrazione costruita in maniera differente rispetto agli altri. Pensate che, sempre in questo album, piuttosto che miscelare bianco e nero e colore abbiamo fatto una lenta transizione dal bianco e nero fino al colore pieno. In questo modo chi guarda quest’album non se ne rende neanche conto ma arriva al momento della festa finale al colore, dopo aver assaporato tutta la preparazione in bianco e nero e la cerimonia con una saturazione sempre crescente.

Se avessi pensato che i clienti non avrebbero accettato i matrimoni in bianco e nero o idee insolite, avrei sbagliato. Tentar non nuoce e soprattutto è il fotografo a dover educare la gente. Dobbiamo diffondere la cultura fotografica che passa necessariamente attraverso Bresson, Capa, Demarchelier, Avedon, Penn, Horst, Lindberg, D’Agata, Mapplethorpe, Minkkinen, Pellegrin, Moon, Arbus, Goldin, Ackerman, ecc e ancora Fontana, Jodice, Basilico, Ferri, Roversi, Gastel, ecc e la cultura dell’arte in generale che passa dai maestri della pittura al cinema e, perché no, alla poesia e alla danza.

Questo è il mio pensiero e non è neanche tanto originale a dire il vero. SVEGLIA!

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Commenti

2 pensieri su “Desaturazione parziale ed effetto acquerello

  1. Carissimo Alex, lo sai ad una certa età ci si potrebbe assopire..ma non è il mio caso! per fortuna.
    Permettimi qualche riflessione sulla foto di cerimonia.
    Ma chi ha detto che la foto di cerimonia è più complessa?
    Il contrario di complesso è semplice. Era questo il senso che davo ai miei lavori di cerimonia che dall’età di 18 anni, di fotografo di bottega a 32 anni, ho fatto per guadagnarmi da vivere. Ho sempre seguito il mio “istinto fotografico” chiamiamolo stile di ripresa ed oggi posso dire che funzionava, in quanto “fotografo abusivo” vedevo incrmentare i miei profitti, girovagando in provincia ma sono stato richiesto anche oltre frontiera (4 giorni tra Marsiglia e Nantes) !!! Il problema della fotografia di cerimonia è molto condizionato..speriamo di riprendere tutto e che alla fine sia gradito dal committente! Penso che la complessità a cui fai riferimento sta proprio qui, senza snaturare il tuo stile sperare che gli altri condividano quanto hai realizzato. La mattiina partivo con l’ansia di arrivare puntuale e di costruire un feeling con i futuri coniugi. Di problemi ne ho avuti ma fortunatamente sempre superati. A volte anche spiacevoli per me, ritrovarmi con un assegno a vuoto per il lavoro realizzato, consegnato ti assicuro non è una cosa piacevole da scoprire..mi solaru!!!
    Ma ritorniamo al discorso fotografico ed al progetto. Non penso chesi possa partire con un progetto, nel senso oggi farò così…, ma tutto viene fuori in progress..nel senso che le foto (il progetto) viene fuori piano, piano…l’importante è capire cosa vogliono e riuscire a realizzarlo senza snaturare il proprio modo di essere professionale..io mi sono sempre rifiutato di fare le fotoo con gli invitati, le trovo noiose, inutili ed ingannevoli.
    L’importante in tutto questo è avere la sensibilità, l’intuito, utilizziamo un termine più azzeccato l”empatia”=significa saper camminare con le scrpe di un altro, detto in modo popolare.
    Se poi si riesce ad andare anche oltre allora potrai dire di aver fatto un buon lavoro.
    E comunque non scomadare grandi nomi della fotografia, non serve e non significa che aver letto qualcosa di autori “storicamente rispettabili” siamo come loro, quello che si sa fare lo vedranno altri ed esprimeranno i loro giudizi, giusti o sbagliati, vanno accettati quando si lavora per altri..oggi posso dire di essermi svincolato da questo timore, che va riconosciuto, scatto e realizzo quello che mi piace e secondo il mio modo di vedere, se piace ..fa piacere anche a me, se mi critichi ci penso un attimo e forse al prossimo scatto ti penso. Ciao Alex e buon lavoro in fin dei conti penso di essere un buon provocatore!!

    • Sono d’accordo sul progetto in progress. Per me vale la stessa cosa, faccio reportage. Altri fotografi invece hanno le idee chiare, e va bene pure. La mia era una risposta a chi afferma che l’uso del fish-eye (che a mio avviso appiattisce quasi tutti gli scatti, annullando l’autore) sia una scelta autoriale, una questione di stile. I grandi nomi sono comunque una provocazione… è chiaro che gente come Demarchelier abbia i soldi per comprare il fisheye. Se non lo fa un motivo ci sarà! Studiare i grandi maestri e conoscere la storia dell’arte (almeno in minima parte) è fondamentale. In caso contrario si corre il rischio di esprimere giudizi superficiali perché non supportati da un bagaglio sufficiente all’elaborazione di un confronto adeguato.
      Per dirla in soldoni, qualsiasi foto realizzata mi sembrerà bella se non conosco quello che è stato prodotto prima. Questo è il male dei fotoamatori e di buona parte dei fotografi.

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