Riflessioni in ordine sparso sulla fotografia

Un viaggio tra arte, fotografia e vita

Ancora sulla composizione in fotografia

La composizione in fotografia non deve quindi trarre origine da pure valutazioni estetiche, ma da una scelta ragionata di quegli elementi narrativi inseriti volutamente in quei punti preferenziali sui quali si vuole richiamare l’attenzione.

Rodolfo Tritapepe, Linguaggio e tecnica cinematografica.

Breve analisi di uno scatto di un maestro

Henri Cartier Bresson  INDIA. Tamil Nadu. Madura. 1950. (c) Magnum Photos

Henri Cartier Bresson INDIA. Tamil Nadu. Madura. 1950. (c) Magnum Photos

Quest’immagine di Henri Cartier Bresson ha sempre esercitato su di me un fascino particolare. Quando cerco di raccontare il lavoro del più grande maestro del ‘900, faccio spesso riferimento alla sua capacità di mettere in relazione i soggetti all’interno dei suoi scatti. Questo ne è un chiaro esempio.

Una delle particolarità di quest’immagine è rappresentata dalla scelta di un’inquadratura non convenzionale. Quello che avrebbe fatto qualsiasi fotografo al suo posto sarebbe stato inquadrare semplicemente il volto e il mezzo busto della madre, Bresson invece ha deciso di tagliare fuori la madre dalla foto costruendo così un’immagine con una forza comunicativa ineguagliabile.

Un altro aspetto interessante riguarda la composizione: se proviamo a sintetizzare le forme in questo scatto ci renderemo conto che esso è composto da due semicerchi, uno in alto a destra e l’altro in basso a sinistra rispetto al campo. Una composizione impeccabile e anch’essa poco convenzionale.

L’ultima considerazione riguarda i “reverberi” presenti in questo scatto. Mi riferisco alla mano della madre, alle costole del bambino e ai raggi della ruota. 

Credo che questi siano i motivi per cui un tema sociale abusato e una foto scattata da decine di altri fotografi diventano, in questa fotografia, unici. Naturalmente può darsi che io stia inventando argomentazioni che lo stesso Bresson non ha mai considerato… mi auguro solo di non aver sbagliato del tutto in questa mia breve analisi e ci tengo a precisare che non vuole essere esaustiva o completa ma soltanto l’espressione di un mio personale punto di vista su un’immagine che ha fatto la storia.

Arte e sviluppo tecnologico

pirelli“Lo sviluppo tecnologico assieme alla nascita e alla diffusione di nuove figure professionali hanno messo alla portata di tutti strumenti una volta nelle mani solo di artisti e artigiani. Il risultato è stato la possibilità per chiunque, anche per un “non tecnico”, di realizzare lavori che dovrebbero essere, e lo erano fino a poco tempo fa, solo appannaggio di tecnici preparati.
Mi sto riferendo in particolare a settori quali la progettazione grafica, il montaggio video, la regia, la fotografia, ma credo che il discorso possa essere allargato anche ad altri ambiti.
Il problema è che la diffusione della tecnologia non coincide necessariamente con la diffusione della cultura e della preparazione tecnica. La possibilità di realizzare facilmente grafiche, film, ecc. ha creato l’illusione che le capacità per farlo siano alla portata di tutti, o che non siano neccessari anni di impegno e dedizione per ottenere dei buoni risultati.
Credo fermamente che chiunque possa riuscire bene in qualsiasi ambito al quale si dedichi. Ciò che conta è l’onestà nell’approccio. Essere tecnologicamente in grado di “fare” non vuol dire saperlo fare bene.
Non dico che si debbano seguire le regole, ma di sicuro non si può non conoscerle! Così come è bene conoscere e studiare coloro che hanno portato una determinata disciplina ai massimi livelli. La cosa peggiore in ogni caso è la presunzione. L’ignoranza da sola infatti non è nociva.”

Ho scritto questo testo, fatta eccezione per qualche modifica apportata oggi, diversi anni fa. In questi giorni mi è capitato nuovamente di riflettere su questi argomenti, ma da un punto di vista differente. Al termine della prima lezione di un nuovo corso di fotografia che tengo qui a Reggio Calabria, un ragazzo ha ammesso di non aver mai capito che una variazione del diaframma (uno stop), coincide con una variazione di tempi o sensibilità. Il problema a mio avviso sta nel fatto che le moderne macchine fotografiche sono piene di funzioni inutili. Bisognerebbe tornare all’essenziale. Acquisterei subito una macchina con solo 3 controlli… Non disdegno la tecnologia, tutt’altro, però forse è sbagliato l’approccio. Mancano troppi riferimenti di base, per cui ci si fa confondere dalle troppe meraviglie tecnologiche. I forum di fotografia sono pieni di consigli, di confronti tra obiettivi, di superpippe pazzesche. Caspita Bresson scattava con una macchina che non era neanche reflex e le sue foto sono poesie!

La potenza è nulla senza controllo” recitava un claim ideato qualche anno fa. Ecco noi potremmo dire che la tecnologia è niente senza cervello, oppure che l’attrezzatura non fa il fotografo. 8)

A tutti gli studenti dei corsi e a chiunque mi chieda consigli su quale sia l’attrezzatura migliore per iniziare io suggerisco di usare la vecchia reflex a pellicola di famiglia (meglio ancora se tutta manuale) e una focale fissa. Solo così si torna all’essenziale, solo così si usa davvero la testa, ci si sforza di visualizzare, si riflette bene prima di scattare. Se non si lavora con le focali fisse non si comprende davvero  quali sono le caratteristiche dei diversi obiettivi. Se si usa uno zoom si corre il rischio di costruire l’inquadratura “a tentativi”, se invece si decide di fare un passo in avanti o uno indietro vuol dire che si sente la necessità di farlo per migliorare la composizione, quindi si sceglie, si decide, si è consapevoli dell’inquadratura. La differenza sta proprio qui, se ci si affida completamente alla tecnologia ci si riduce a non pensare più… e se lo si fa fin dall’inizio si corre il rischio di non pensare mai!

Sono convinto che alcuni dei miei studenti abbiano una preparazione superiore alla mia in alcuni ambiti ma spesso mi è capitato di trovarmi di fronte a persone con la testa piena zeppa di nozioni completamente inutili. Tutto ciò è insensato, si acquisice una quantità di informazioni smisurata, senza riuscire a considerare quello che è veramente importante. Si fa caso all’aberrazione cromatica del tale obiettivo, alla stabilizzazione, alla vignettatura, ecc e si ha solo l’impressione di parlare di fotografia perché non si guarda più l’immagine fotografica bensì ci si concentra su tutto quello che sta intorno al mercato delle attrezzature fotografiche. Oppure, e non so cos’è peggio, ci si concentra sul cielo sovraesposto, sulla regola dei terzi non rispettata, e così via, ottenendo sempre il medesimo risultato e cioé quello di non guardare l’immagine!

Continuerò sicuramente a trattare questi argomenti. Per ora vi saluto, altrimenti corro il rischio di dilungarmi troppo.
😉

P.S. badate all’essenziale!