Riflessioni in ordine sparso sulla fotografia

Un viaggio tra arte, fotografia e vita

Antoine D’Agata – Positions5 min read

© Antoine D'Agata / Magnum Photos

© Antoine D’Agata / Magnum Photos

[…] Oggi, in fotografia, si tratta sostanzialmente di rimettere ordine nel reale. La lezione dei maestri è stata digerita, e ognuno fa diligentemente la propria parte. L’intelligenza e la comunicazione annientano la nostra capacità di vivere. Rivoltanti sono la vacuità e la vanità dei fotografi che si rendono complici di questo stato delle cose, perdendosi in giochi visivi inoffensivi. Per semplice dipendenza al sistema, i fotogiornalisti divulgano un mucchio d’immagini che sono soltanto forme vuote e che, al massimo, esprimono il senso di aver compiuto il proprio dovere. Il mercato delle immagini è pervaso di produzioni compiacenti.I reazionari, i puritani e i cinici vanno giudicati sulla base della loro docilità e compromissione. In un mondo in cui l’economia invade ogni spazio del pensiero, la pratica artistica è ormai separata dall’esistenza. L’unica risposta al sistema in vigore è creare situazioni in cui l’esperienza s’imponga alla contemplazione. L’opera, offerta allo sguardo, non può esser altro che una ritrascrizione della vita che è, invece, opera originale. Ma ricreare la vita sotto forma di opera d’arte può solo dare la piena misura del vuoto. Il dovere di parlare soltanto di quel che siamo, la soggettività accanita sono le uniche posizioni valide. La lucidità delle immagini essenziali di Robert Frank nasce dall’oscurità, dal dubbio, dal rifiuto di scegliere spazi diversi da quello delle sue stesse angosce. Ciò che conta non è lo sguardo che il fotografo porta sul mondo, ma il suo più intimo e segreto rapporto con quest’ultimo. Il solo mezzo per liberarsi dalla menzogna consiste nell’invenzione di pratiche fotografiche devianti e nell’autenticità delle intenzioni quando si passa dalla storia vissuta alla storia raccontata. La fotografia deve tornare ad affermare la nostra presenza al mondo, sviscerare il sentimento confuso, sepolto, rimosso di ciò che, al di là delle nostre individualità, ci riporta alla specificità di esseri fisici senza altro orizzonte che quello della nostra stessa condizione. La fotografia può abolire la distanza, che ci aliena pensieri ed esperienze, se evita le trappole della moralità, dell’oggettività clinica, dell’estetismo e dell’intelligenza vacua. Diventa sempre più urgente criticare l’ossessione patologica della superficialità di cui ci accontentiamo, occorre sconvolgere i comportamenti imposti dalle istanze che instaurano un monopolio tenace sul mercato delle immagini, bisogna mettere a nudo tutto ciò e porvi drasticamente fine. Se soltanto l’immaginazione può rivelare una realtà inconcepibile, è necessario, per alimentarla, attraversare il mondo, reinventarlo con le nostre azioni, allo scopo di goderne letteralmente. La finzione ha forza e legittimità solo se poggia su un impegno onesto e forsennato. E la fotografia non è altro che uno strumento per identificare le crepe di una realtà codificata e penetrarvici. Nell’elaborazione di queste tecniche di vita e di lavoro, sono ineluttabili l’ingiunzione dell’altro e l’intrusione del fotografo nei campi finora riservati all’osservazione. L’artista deve piegare il mondo ai propri fini, rimodellarlo, trasformarlo a piacere. Occorre far opera di distruzione sistematica delle illusioni che ci proteggono dal nulla, ed elaborare gli itinerari immaginari che, attraverso l’esperienza, vi conducono. L’arte provoca un inaridimento della vita. La coscienza si assopisce nell’azione. Reagisco, mi sfrego contro il mondo che mi circonda e nutro questa lacerazione facendo attenzione a non lasciarla rimarginare. L’intimità è fatta di ferite profonde mediante le quali gli esseri comunicano.

© Antoine D'Agata

© Antoine D’Agata / Magnum Photos

[…] Al di là di una certa dimensione iniziatica, qualsiasi insegnamento è inutile. Nessuna scuola, nessun maestro può convincervi a mettere la vita in gioco. Ma possono mostrarvi, con il loro esempio, che è possibile. È quanto ha fatto Nan Goldin. Da allora sono andato avanti per conto mio e ogni volta la foto si presentava come un’occasione per confrontarmi con questa esigenza d’integrità. Un assoluto coinvolgimento fisico ed emotivo è la condizione imprescindibile per una certa autenticità nell’esistenza. La scelta tra esperienza e finzione non si riduce semplicemente a una questione di strategia narrativa. È una scelta di vita. Una personale presa di posizione davanti all’assurdità che sottende alla nostra esistenza. Il pensiero deve condurre all’azione. Ogni nuovo tentativo, per quanto sovversivo, pertinente o poetico sia, di ritrascrivere il reale è segno di frustrazione e impotenza se non si basa sull’esperienza. Rimettere sempre in discussione le configurazioni mentali, la propria visione del mondo e le forme ormai superate di individualismo impone nuove modalità di rappresentazione che permettano il manifestarsi di altre percezioni, di altre forme di vita possibili. La consapevolezza intellettuale non ci esime dalla responsabilità che abbiamo di esplorare fino in fondo queste possibilità, fino allo stremo delle nostre forze. L’arte contemporanea mi sconcerta per la sua innocuità. Proprio perché la finzione dominante si nutre di una profusione d’immagini che pretendono di disfarla, l’opera diventa politica quando deriva da una pratica che esce da sé stessa e infetta la comunità. Questo tipo di contagio non può essere simbolico. Diventa reale quando è organico. Non basta più stare a guardare ed esprimersi. L’azione è la sola scelta possibile. Sulle orme di coloro che mi hanno preceduto, cerco di creare forme inedite di eccesso che il sistema, incline a neutralizzare il reale sovraesponendolo, non potrà però afferrare né assimilare.

© Antoine D'Agata

© Antoine D’Agata / Magnum Photos

[…] ho cercato di preservare una certa capacità di determinare ciascuno dei miei atti in funzione di un intimo posizionamento politico. Ogni mia immagine è dettata dalla convinzione profonda che essa sia necessaria, autentica, vera. Non parlo di me, ma del mondo, di quanto è vissuto e non si dissolve nella semplice rappresentazione. A queste esperienze individuali insignificanti e prive di funzione sociale do invece un linguaggio, una struttura, un senso, una funzione sovversiva. […]


Brano tratto dal libro Positions di Antoine D’Agata, edito da Avarie


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