Riflessioni in ordine sparso sulla fotografia

Un viaggio tra arte, fotografia e vita

Che noia la fotografia di cerimonia e i fotografi matrimonialisti3 min read

Wedding reportage © Alessandro Mallamaci 2016

Wedding reportage © Alessandro Mallamaci 2016

Che senso ha sposarsi tutti nello stesso modo e avere lo stesso identico album?
Amo i matrimoni che sono diversi dagli altri, quelli in cui gli sposi scelgono in base ai propri gusti e non soltanto in funzione delle convenzioni sociali.

Trovo noiosi invece i fotografi di matrimonio, i wedding photojournalist che pubblicano post sgrammaticati sui social network, quelli che vincono i premi indetti da associazioni di professionisti che non pongono attenzione alla qualità del lavoro dei fotografi, quanto piuttosto alla quota di iscrizione che essi versano ogni anno, per far parte di questa o quella cerchia. Non sopporto i fotografi che hanno la certificazione di qualità. Non ne posso veramente più di una categoria professionale che fonda le proprie basi sull’omologazione e sull’imitazione, dei fotografi di matrimonio che non vanno alle mostre e non leggono libri, dei fotografi di matrimonio che seguono unicamente corsi e workshop tenuti da altri matrimonialisti. Ma possibile che non ci si renda conto del fatto che la fotografia di matrimonio possa nutrirsi anche di altri generi fotografici? Questo è un vicolo cieco. L’anima di un fotografo ha bisogno di perdersi nelle immagini di Sarah Moon, Paolo Roversi e Peter Lindberg. Oppure può nutrirsi di fotografia documentaria e reportage, o ancora di street photography o di paesaggio. Che noia le definizioni. Sarebbe sufficiente non guardare solo i fotografi di matrimonio ma abbracciare una porzione più ampia della fotografia e amarla. Sarebbe sufficiente andare al cinema o all’opera o a vedere una performance.

Dov’è finito il buon gusto, dove la capacità critica, dove il senso estetico? Chiedo alle coppie di non scegliermi se si accontenterebbero di un fotografo qualsiasi. Chiedo loro di guardare il mio lavoro con attenzione. Desidero che nessuno venga a cercarmi perché “ha sentito dire che sono bravo”. Vorrei che la coppia che mi sceglie mi chiedesse di dare il meglio di me, di esprimermi al massimo, di essere un autore che offre tutto sé stesso mentre scatta le sue fotografie e che poi quando le seleziona cerchi sempre una via nuova e non la solita strada battuta da tutti.

Non me ne importa davvero più nulla di scattare delle fotografie che siano solo belle. Non ci credete? Leggete Fotografia di matrimonio e storytelling. E non ne posso più di gente che parla di qualità e non ha la benché minima idea di cosa sia. Leggete La stampa fine art e i matrimoni.

Se invece desiderate avere un racconto che sia unico, una narrazione non convenzionale ma creata su misura per voi, come un abito sartoriale, se pensate che le fotografie abbiano un valore e avete la coscienza del fatto che vi faranno compagnia per il resto della vostra vita e che il vostro album di fotografie di matrimonio sarà per sempre un contenitore di emozioni, allora contattatemi, troverete un professionista desideroso di conoscere la vostra storia per poterla raccontare in una maniera esclusiva.

P.S. questo articolo ha generato molte polemiche. Ci tengo a precisare che nutro stima profonda nei confronti di molti colleghi che da anni lavorano per offrire servizi e prodotti di qualità, che si impegnano per la propria evoluzione, che cercano di avere una propria voce. Questo post non è per loro.

Vuoi seguire un workshop di fotografia di matrimonio e wedding reportage con me? Clicca qui!


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